Nobody's Place ~ Laxy's Portfolio

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Black Coats in Amestris, Crossover: Fullmetal Alchemist X Kingdom Hearts ~ Long Fiction ~ Azione
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Fullmetal Alchemist

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Titolo: Black Coats in Amestris
Serie: Fullmetal Alchemist, Kingdom Hearts
Genere: Azione
Note: What if..., forse qualche personaggio sarà OOC, Crossover
Capitoli: Boh... di sicuro più di 5 xD

Premesse: I personaggi di Fullmetal Alchemist si trovano nella situazione in cui erano alla fine del film "Il Conquistatore di Shambala"; per quanto riguarda quelli di Kingdom Hearts, do semplicemente per scontato che alla fine di KH2 l'organizzazione non sia morta ù_ù

Buona lettura~



Introduzione


Sono passati un paio di anni da quando Edward e Alphonse Elric si sono trasferiti dall’altra parte del Portale. Nel frattempo alcune nostre vecchie conoscenze nell’esercito sono salite di grado, raggiungendo i propri sogni. Proprio in quel momento, una nuova minaccia sta per abbattersi su Amestris. Sora, Riku e Kairi sono di nuovo insieme e viaggiano per i mondi per difenderli dall’Organizzazione XIII, più determinata che mai nel cercare nuovi cuori per completare Kingdom Hearts. Saranno in grado i due fratelli di trovare una via di casa? I militari riusciranno a risolvere la situazione ad Amestris? E gli eroi del Keyblade troveranno il modo di sconfiggere una volta per tutte l’Organizzazione XIII? Le risposte a queste e a molte altre risposte le scoprirete leggendo!

Capitolo 1: Allert

Il neo-Comandante Supremo camminava avanti e indietro per il suo nuovo ufficio. Ancora non ci poteva credere. Tutti i suoi sogni si stavano avverando, primo tra tutti quello di diventare il Fuhrer, il capo incondizionato dell’esercito. Finalmente niente più ordini da nessun…
Toc-toc
Qualcosa lo distolse dai suoi pensieri. Avevano bussato alla porta. Si sedette alla scrivania e diede il permesso di entrare a chi si trovava fuori.
Era il generale Riza Hawkeye, sua diretta sottoposta. La squadrò per bene con l’unico occhio che gli era rimasto. Purtroppo aveva rinunciato al suo piano di far indossare la minigonna a tutte le donne appartenenti all’esercito, soprattutto per il fatto che lei, Hawkeye si era categoricamente rifiutata e gli aveva dato del maniaco.
Il Generale si mise sull’attenti. “Signore! Abbiamo un problema!”
La faccia del comandante supremo Roy Mustang si fece d’un tratto seria. Era salito al potere da una sola settimana e già si verificavano problemi? Che aveva fatto di male nella vita?
“Che succede, Generale? Mi spieghi tutto”
“Questa mattina sono avvenuti attacchi in ogni parte del paese. Il nord, Briggs per la precisione, è stata attaccata da due strani soggetti vestiti con dei soprabiti neri: dalle informazioni che ci sono arrivate sappiamo che uno appare vecchio e malaticcio e l’altro più giovane. Inoltre sembra che il tempo sia incredibilmente peggiorato: è addirittura più freddo del solito e dicono che la maggior parte dei macchinari a loro disposizione è ghiacciato. A sud, invece, sono state trovate molte persone fulminate. Tutte le persone che sono andate a soccorrere le persone colpite hanno visto una ragazza bionda con una strana acconciatura, anch’essa vestita di nero. A ovest, poi, molti uomini sono stati trovati decapitati. Le persone che hanno trovato i cadaveri, hanno tutte affermato di aver visto molti petali rosa e un uomo con una lunga veste nera con cappuccio e una falce in mano. Per quanto riguarda l’est invece…” la donna si bloccò per un momento.
“Vada avanti, Hawkeye!” la incalzò Mustang. “Che è successo nell’est?”
Riza deglutì. “Nell’est sono state trovate numerose fattorie bruciate. Il popolo è convinto che siate stato voi, Signore. Voi, che siete il Flame Alchemist!”
Roy Mustang rimase letteralmente impietrito. Come poteva, la gente, dubitare di lui, il Comandante Supremo? Il suo compito era proteggere il popolo, non danneggiarlo. Certo, il suo predecessore, King Bradley, li aveva ingannati, ma lui era un homunculus! Roy Mustang era umano. Non poteva fare niente del genere, andava contro i suoi principi.
“Devo sapere chi sta osando fare questo per incolpare me!” decise. “E me la pagherà cara, Generale. Molto cara! Parola di Roy Mustang!”

Gli Stati Uniti erano una nazione perfetta per studiare la fisica e altre scienze. Anche durante le ostilità. Per questo i fratelli Elric ci si erano trasferiti, quando la Germania aveva iniziato a muovere il piede di guerra. Stavano in un piccolo appartamento, nella periferia di Philadelphia. I due fratelli, nonostante la giovane età, erano stimati come due dei più promettenti studiosi di chimica della città. Effettivamente la chimica era ciò che più si avvicinava all’alchimia, in quel mondo, che non era il loro.
Era un pomeriggio d’estate come molti altri: il sole splendeva nel cielo azzurro e nel piccolo appartamento all’ultimo piano abitato dai fratelli Elric il caldo era insopportabile.
“Al! C’è un caldo pazzesco! Secondo te che cosa potremmo fare per rinfrescarci?” esordì ad un certo punto Ed.
“Potremmo andare a comprarci un gelato!” rispose Al.
“Gelato!?! Ma neanche per sogno! C’è troppo latte in quell’affare!” Edward Elric era sempre lo stesso: aveva sempre avuto una profonda avversione per il latte e niente gli avrebbe fatto cambiare idea, nemmeno il caldo terrificante di quei giorni.
“Ma dai, fratellone! Che male ti potrebbe fare un po’ di la…”
Ka-bum!
Un forte rumore proveniente dal tetto della casa interruppe la frase di Alphonse.
“Che cosa è stato?” si chiese il fratello maggiore guardandosi attorno.
“Viene dal tetto! Andiamo a vedere!” propose curioso Al.
Salirono velocemente la scala a pioli e alzarono la botola che portava sopra alla casa.
Uno strano veicolo dalla forma non specificabile si era scontrato con il tetto. Era fatto di un materiale che nessuno dei due fratelli conosceva. Molto strano. Non avevano mai visto niente del genere. Si avvicinarono per studiare meglio quello strano materiale, quando da dentro il veicolo uscirono due ragazzi e una ragazza.
“Insomma, Sora! Quante volte te lo devo dire che devi stare attento quando guidi quell’affare? Per colpa tua si è fuso il motore!” si lamentava la ragazza.
“Kairi, ti prego! Non fare tutte queste storie! Alla fine siamo tutti sani e salvi. Basta questo!” ribattè il ragazzo di nome Sora.
“Sai che consolazione!” si intromise l’altro ragazzo. “La nostra destinazione non era questa! E ora come facciamo a ripartire?”
“Non ti ci mettere anche tu, Riku! Vedrete che ce la faremo… prima o poi”
Gli Elric erano esterrefatti. Questi personaggi, oltre a volare su un veicolo stranissimo indossavano pure abiti inconsueti. Sembravano fatti di una qualche fibra sintetica o qualcosa del genere.
“Scusate, dove siete diretti?” chiese Al.
I nuovi arrivati lo guardarono in modo alquanto strano. Non avevano ancora notato i due ragazzi sul tetto.
“Stiamo tentando di andare in una terra chiamata Amestris” rispose Sora. “Ma crediamo di esserci persi. Voi sapete, per caso, come possiamo fare per arrivarci?”
Alla parola ‘Amestris’ i due fratelli avevano drizzato le orecchie. Amestris. La loro terra natia. Quella che avevano dovuto lasciare per sempre un paio di anni prima.
Edward abbassò gli occhi. “Certo che la conosciamo. Io e mio fratello siamo nati lì”
“Bene! Ci condurreste là?” chiese Kairi sorridente.
“Mi dispiace, ma… Purtroppo è impossibile…” disse Alphonse distogliendo lo sguardo dai nuovi arrivati.
“Acc’! Questa non ci voleva!” commentò Riku. “Ma vedrete che ci arriveremo! Con la gummyship possiamo andare ovunque!”
“Il problema è, Riku, che Sora l’ha completamente sfasciata, la Gummyship!” puntualizzò la rossa lanciando un’occhiataccia al castano.
“Se è per questo, forse noi potremmo aiutarvi ad aggiustare la vostra nave spaziale” si intromise Ed. “Siamo abbastanza ferrati, nel campo scientifico, anche se sarà più difficile senza alch…”
Al gli tappò la bocca.
“Qui l’alchimia non esiste! Ti prenderanno per pazzo!” gli sussurrò in un orecchio mentre gli stranieri lo guardarono sospettosi.
“Hem… senza Alchito! È un nostro amico che se ne intende parecchio di meccanica! Sarà proprio difficile senza di lui! Hehehe” continuò Edward pensando alla prima cosa che gli passava per la testa.
Le facce degli stranieri si fecero sempre più sospettose.
“Mmm… Qui gatta ci cova. Non è che ci state nascondendo qualcosa?” chiese Riku.
“Chi?? Noi???? Nooooooooo!!!” rispose il maggiore degli Elric.
“Nii-san, sei patetico… se lo dici in quel modo si capisce benissimo che stai mentendo!” gli sussurrò il fratello minore.
“Già…” affermò Kairi. “Non sei affatto un bravo attore, signor… com’è che ti chiami?”
“Edward, Edward Elric. E lui è mio fratello Alphonse”
“Piacere!” disse la ragazza allungando la mano ai due. “Io sono Kairi e questi due sono Sora e Riku. Comunque… ti stavo dicendo, signor Edward, che non sei affatto un bravo attore! Su! Perché non ci dite la verità? Sarà tutto più semplice!”
Edward guardò negli occhi Al, in cerca di una conferma, che trovò. Probabilmente aveva ragione la ragazzina.
“Vi diremo la verità. Però vi avverto: potrebbe essere una cosa un po’ strana, per voi.”

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Capitolo 2: Strong Hearts

Nell’eterna notte che avvolgeva il Mondo che non Esiste, una figura longilinea si stagliava sulla terrazza in cima al castello dei Nessuno. Guardava l’enorme luna a forma di cuore e sussurrava: “Manca poco ormai”
“Superiore!” un suo sottoposto lo aveva raggiunto.
“Dimmi pure, Saix”
“Può dirmi perché ha deciso di mandare ben cinque di noi in quel mondo? Non ha mai usato le forze di più di due appartenenti all’Organizzazione per conquistare un unico mondo. Non è un po’ esagerato?”
“Non credo Saix” Xemnas si voltò. Aveva la faccia seria. “Quel mondo è pieno di persone con un cuore forte! E tu lo sai cosa vuol dire quando ci sono dei cuori forti in giro, vero?”
“Certo! Si trasformeranno in Heartless potentissimi e, di conseguenza, anche in nessuno. I loro cuori andranno a completare Kingdom Hearts più velocemente e così, finalmente, potremo realizzare il nostro sogno”
“Precisamente, Saix” commentò. “Al momento ne ho individuati cinque, ma è possibile che ne saltino fuori altri. Perciò dobbiamo stare molto attenti”
“Certo, Xemnas” Il numero VII sembrava convinto. “Ma perché non ha mandato i neofiti? Quelli conoscono quel mondo meglio di noi!”
“Saix, mi deludi” gli rispose il superiore stupito. “Se mandiamo in quel posto delle facce sconosciute sarà più facile per noi agire. Anche perché non sanno dell’ “esistenza” di noi nessuno. Mi capisci, Saix?”
Il mago che danza sulla luna annuì. Effettivamente sembrava un piano semplice.
Zexion, che aveva fatto ricerche su quello strano pianeta, gli aveva detto che alcuni erano capaci di utilizzare l’alchimia, una sorta di magia che loro studiavano come se fosse una scienza. Poteva essere un bel problema, ma contava sul fatto che, dopotutto, i poteri dei nessuno fossero più potenti di qualunque ordinaria magia. Chissà… era sarebbe stato davvero così semplice?

Riza Hawkeye era stata spedita nel sud a controllare la situazione, in compagnia del colonnello Jean Havoc e del suo fedele Black Hayate. A South-City la situazione non sembrava delle migliori, anzi: la notizia delle persone che erano state fulminate aveva fatto chiudere la gente in casa e il timore che dietro quegli attentati in tutto il paese ci fosse niente popò di meno che il comandante supremo rendeva meno credibile di fronte al popolo la generalessa. Non la aiutava neppure il fatto che la prima sospettata di quei delitti fosse una ragazza bionda.
Dai pochi indizi che erano riusciti a trovare lei e il suo compagno, quest’ultima era stata avvistata l’ultima volta in un quartiere non molto frequentato della capitale del sud, nel quale i due si stavano dirigendo.
Avanzavano spediti, ma non mancava la tensione. Ogni volta che giravano un angolo, la mano di Riza andava alla pistola. Non voleva farsi trovare impreparata.
Una volta arrivati nel famigerato quartiere, il generale si voltò verso Havoc.
“D’ora in poi potrebbe succedere di tutto, perciò ti voglio chiedere un favore personale: nel caso io ti dica di scappare, tu scappa e porta con te Black Hayate. Non mi interessa cosa ti dica di fare il tuo istinto, la tua coscenza o cos’altro. Tu scappa e di al Comandante Supremo che ti ho ordinato io di farlo. Perché questo è un ordine, capito?”
Havoc rimase impietrito. Non si aspettava una richiesta così drastica. Guardò il cane e respirò profondamente.
“Certo. Lo farò”
“Perfetto! E ora preparati perché ho davvero un brutto presentimento…”
Estrasse la fedele pistola e la caricò, pronta a sparare. Havoc fece lo stesso.
Camminarono lungo una strada deserta per qualche minuto, fino a quando, all’improvviso il cielo si oscurò è un fulmine cadde dal cielo, in una stradina laterale.
I due rabbrividirono. Ma si scossero e corsero nella direzione da dove era giunto il lampo.
In fondo al viottolo, seduta su un paio di casse di legno, era seduta una ragazza. Era lei: corrispondeva esattamente alla descrizione. I suoi capelli erano corti e biondi, acconciati con uno stranissimo taglio, nel quale due ciuffetti stavano per conto proprio come due antennine, e indossava un cappotto nero, ma il suo aspetto più inquietante era sicuramente il sorriso: perfido era decisamente un eufemismo. Ai suoi piedi si trovava quel povero disgraziato che aveva ricevuto la scossa e, fluttuante nell’aria, un cuore roseo saliva verso il cielo.
“Peccato. Non era lui il cuore forte” commentò lei. “ma a quanto pare, sento che tra poco ne catturerò uno”
Alzò gli occhi sui due arrivati. Black Hayate iniziò ad abbaiare.
“Sei tu, donna” chiese volgendo lo sguardo su Riza. “o sei tu, uomo?” completò passandolo, invece, su Jean. “Poco importa… anche perché tra poco lo scoprirò!”
Balzò in piedi e si diresse con uno scatto verso i due ufficiali.

“Quindi ci state dicendo che voi siete venuti da un’altra dimensione nella quale si può usare una strana magia di natura scientifica chiamata alchimia?” chiese Kairi dopo aver ascoltato la storia dei due fratelli Elric.
“Esattamente” rispose Al. “ma purtroppo non c’è più modo di tornare là. Il portale è stato chiuso per sempre”
La faccia di Sora si fece pensosa per un momento e poi si illuminò.
“Come possiamo far comparire quel portale? Potrei provare ad aprirlo con il keyblade!”
“Impossibile” disse Ed. “Per trovarsi davanti al portale bisogna che qualcuno si trovi in punto di morte. Oppure ci arriva se fa una trasmutazione umana. Sinceramente non mi ispira nessuna delle due alternative!”
“Mmm… forse hai ragione… Allora potremmo aggiustare la gummyship e portarli con noi!!” esclamò.
“Ma va? Sei un genio!” ribatté Riku in un tono che non poteva che essere ironico. “Fin lì c’eravamo arrivati! Il problema è: che rotta dobbiamo prendere? L’unica strada che siamo riusciti a scoprire è ora impraticabile e noi non abbiamo idea di dove andare. Probabilmente se Paperino e Pippo fossero venuti con noi non avremmo avuto questo problema, ma hanno deciso di separarsi da noi per andare a trovare il re al castello Disney!”
“Ma lo sai… avevano nostalgia di casa! Come puoi biasimarli?” gli spiegò Kairi per l’ennesima volta.
“Non so chi siano le persone di cui parlate, ma fossi stato in loro avrei fatto lo stesso” si intromise Ed. “La nostalgia di casa è davvero una brutta cosa! Ed è per questo, perché ho nostalgia di casa, che vi aiuterò ad aggiustare il vostro mezzo e a ritrovare la rotta per Amestris!”
“Già!” continuò Al. “Un po’ ce ne intendiamo di razzi. Abbiamo aiutato a costruirne uno, una volta.”
“Ma è perfetto!” esclamò Sora eccitato. “Allora al lavoro!”
Tutti si rimboccarono le maniche e iniziarono a mettere mano al recupero della gummyship.

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Capitolo 3: Leave me Here

Tra le dita di Larxene comparvero alcuni coltelli che sembravano contenere fulmini veri.
Riza le puntò la pistola.
“Non fare un altro passo o sparo!” le disse.
“Sai che paura!” rispose senza battere ciglio la numero XII dell’Organizzazione.
Il generale Hawkeye si aspettava una risposta del genere: sentiva una grandissima energia venire da quella ragazza.
Sarà un alchimista? Era possibile. Ma non ne era sicura: sicuramente c’era qualcosa che le sfuggiva.
Larxene scattò in avanti. Riza iniziò a sparare.
Non riusciva a colpirla: era troppo veloce.
Improvvisamente l’avversaria le lanciò uno dei coltelli. Riuscì miracolosamente a schivarlo, ma l’enorme energia che quegli oggetti sprigionavano la investì e le fecero fare un volo dritto contro il muro.
“Generale!!” urlò Havoc in preda al panico cercando di correre verso la Hawkeye per darle una mano.
“Pensa a proteggere te stesso!” gli urlò lei. Infatti l’avversaria stava già scagliando un altro dei suoi coltelli verso di lui. Grazie all’avvertimento della sua superiore riuscì a schivarlo senza particolari problemi.
“Uff… che noia. Non c’è gusto a combattere con voi!” commentò Larxene. “Pensavo che voi militari foste più forti e invece siete davvero una delusione!”
Riza si rialzò e sfoderò la sua seconda pistola. Era ferita, ma avrebbe combattuto fino alla morte, se possibile. Non voleva deludere le aspettative di coloro che contavano su di lei: le aspettative di Armstrong, di Havoc, di Mustang…
I due militari tentarono di colpire la bionda con un fuoco incrociato. Lei li schivava con grande agilità, ma non riusciva ad attaccare a sua volta. Quella situazione era abbastanza favorevole per i due.
La Hawkeye si rese conto che però, una volta finiti i proiettili, sarebbe stato di nuovo tutto come prima: doveva inventarsi qualcosa.
Iniziò ad avvicinarsi, continuando a sparare. Intravide un lampo di paura negli occhi dell’avversaria mentre la lontananza tra di loro si faceva sempre minore.
Arrivata a debita distanza le sferrò un calcio direzionato allo stomaco. Larxene dovette pararlo con entrambe le mani, distogliendo la sua attenzione dai colpi di pistola di Havoc, che la colpirono direttamente nel petto. Ebbe un sussulto.
Riza e Jean si scambiarono uno sguardo d’intesa, come per dire: “Ce l’abbiamo fatta!”.
Purtroppo per loro, non era stato il momento giusto per distrarsi. Sul volto della numero XII si era dipinto un gelido sorriso dall’aria particolarmente inquietante. Ella scattò contro il generale colpendola sul collo col braccio. Riza barcollò e cadde a terra senza forze. Havoc, dopo essere rimasto impietrito per qualche secondo, aveva ricominciato a sparare, ma, sparati un paio di colpi, gli si esaurirono i proiettili.
“Scappa!” la voce soffocata della Hawkeye giunse alle orecchie del colonnello.
Non voleva. Come poteva lasciarla lì a morire?
“Scappa, ti ho detto!” continuò la donna. “Senza colpi non saresti capace neppure di proteggere te stesso. Scappa finché sei in tempo!”
Ma Havoc era ancora impietrito, riluttante nel compiere un’azione del genere.
“È un ordine, Jean!” urlò il generale con tutto il fiato che aveva in gola. “Se non te ne vai in questo momento giuro che quando tornerò ti denuncerò di insubordinazione davanti al Fuhrer in persona!”
Davanti ad un ordine così diretto non poté più disobbedire. Deglutì, si voltò e scomparse dietro il vicolo, completamente distrutto nell’anima.
Larxene allargò il suo sorriso inquietante.
“Ora che quel rompiscatole se n’è andato riesco a percepirlo meglio. Già. Sei proprio tu il cuore forte.”

Un leggero venticello faceva muovere i fili d’erba nei campi vicini alla cittadina di Resembool.
Winry, durante una pausa dal suo lavoro di meccanica, guardava il panorama appoggiata con le mani alla staccionata davanti all’officina.
Quel tipo di visione la calmava particolarmente. Le veniva un po’ di nostalgia. Ricordava la sua infanzia, mentre giocava Ed e Al.
“Chissà come stanno…” pensò.
Sulla strada comparve un bambino con lunghi capelli neri, pallidissimo e con due automail.
“Ecco che torna Wrath” pensò.

“WRATH?!?!”
Il bambino era sparito dalla strada.
Winry era rimasta pietrificata. Wrath era morto. Era morto lo stesso giorno in cui Edward era tornato ad Amestris per venirsi a prendere il fratello.
Si scrollò la testa. Doveva essere stata solo una visione causata dalla nostalgia o dalla stanchezza.
Decise di rientrare in officina. Forse lavorare le avrebbe fatto bene.

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Capitolo 4: Ready, Steady, Go!

“Mi sembra che ora sia a posto” annunciò Edward Elric asciugandosi la fronte.
“Benissimo!” commentò Riku. “Proporrei di provare a farla partire! A bordo!”
I cinque ragazzi si accomodarono sulle poltroncine della gummyship. Il ragazzo dai capelli argentei si sedette ai comandi. Pigiò qualche pulsante e l’astronave cominciò ad elevarsi da terra.
Nonostante fossero stati loro ad aggiustarla, i due fratelli rimasero a bocca aperta. La città, vista dall’alto, era davvero uno spettacolo! Tutto, pian piano, si rimpiccioliva, finché non diventava troppo piccolo per essere distinto. Il palazzo si confuse con le altre case a formare la città, la quale si confuse con la costa fino a non distinguersi più. Erano arrivati nello spazio, tra le stelle.
“E ora dove andiamo?” chiese Sora.
“Bella domanda” rispose l’amico d’infanzia. “Io farei decidere a questi due” indicò i due fratelli. “Dopotutto loro provengono da quel posto. Magari posseggono una qualche strana attrazione che ci può aiutare!”
“Ottima idea!” esclamò la rossa Kairi. “Su, forza! Voi dove pensate che dovremmo andare?”
I fratelli si concentrarono un momento.
“Da quella parte!” decisero in coro gli Elric puntando il dito l’uno nella direzione opposta all’altro.
Scoppiarono tutti a ridere.
“Forse è meglio che seguiamo la direzione che vi ha detto Al. Io non sono per niente affidabile” aggiunse il maggiore dei fratelli.
E così fecero. La gummyship fece una dolce manovra e volò lontana, nell’iperspazio.

“Cos’è successo?!?”
Il fuhrer non sembrava affatto di buon umore.
“Havoc, correggimi se sbaglio: tu e il generale Hawkeye stavate combattendo contro questa strana tizia”
Il biondo annuì.
“Ad un certo punto, nel bel mezzo della battaglia, quando il generale si trovava in estrema difficoltà, ti ha ordinato di andartene e tu l’hai fatto”
Annuì.
“Ma ti rendi conto delle conseguenze che hanno portato le tue azioni? Ora Hawkeye è dispersa e non sappiamo se sia viva o morta. Proprio lei! Era il generale in cui riponevo più fiducia e aspettative. Come pensi di poter rimediare a questa situazione?”
“Non ne ho idea…” Havoc aveva il morale a terra. Non solo sarebbe voluto rimanere per poter aiutare, almeno minimamente Riza, ma ora Mustang gli stava facendo la ramanzina perché non l’aveva fatto.
“Sono davvero deluso dal tuo comportamento” Roy sospirò. “Ma ora esci. Ho molte cose da sistemare per venire a capo di questa situazione davvero irritante”
Havoc voltò le spalle e uscì afflitto dalla porta dell’ufficio del comandante supremo.
L’alchimista di fuoco appoggiò la testa su una torre composta da fogli che si trovava sulla sua scrivania, sfinito. Gli dispiaceva essere stato così duro con il colonnello, ma non poteva perdonargli il fatto di aver lasciato Riza Hawkeye sola e praticamente indifesa. In cuor suo sperava che fosse sopravvissuta, ma le possibilità erano quasi nulle.
I suoi pensieri vennero interrotti dal bussare della porta.
Si ricompose e acconsentì alla sua segretaria di entrare.
“Signore, è arrivato il Generale di Divisione Armstrong, come voleva” spiegò lei.
“Fallo venire”
L’omone biondo si fece avanti.
“Allora Armstrong, come se la cava sua sorella nel nord?” chiese subito il fuhrer.
“Può contare su guerrieri molto forti, penso che ce la possa fare contro quei due forestieri”
“Dopo l’episodio di Havoc e Hawkeye non me la sento più di lasciarla sola. Quelli sono molto forti: penso che manderò da lei un alchimista di stato”
“Vuole che vada io?”
“No. Manderò qualcun altro. E ho anche già in mente chi” rispose. “Tu, piuttosto, andrai nell’ovest. Se vuoi puoi portare con te anche il tenente colonnello Ross e il maggiore Brosh. Mi raccomando: tornate vittoriosi!”
Armstrong fece un lieve inchino con la testa.
“Ce la metteremo tutta!”
Roy sorrise, soddisfatto da quella risposta.
“Posso farle una domanda, signor fuhrer?” chiese l’alchimista nerboruto.
“Ma certo che sì. Non devi neppure chiedermelo, Armstrong. E poi non mi chiamare Fuhrer, che mi fai sembrare vecchio!”
Armstrong trattenne una risatina. “E va bene, Mustang. Volevo solo domandarti chi pensavi di mandare nel nord, da mia sorella”
“Te lo dirò” rispose Roy unendo i polpastrelli davanti alla faccia. “È una nuova recluta, ma penso che sarà perfetta per la situazione: da quanto ho potuto vedere è proprio un’ottima alchimista di stato. E non ti preoccupare: pensando a com’è il suo carattere non penso proprio che si metterà a litigare con Olivier”

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Capitolo 5: Freezing

Riza Hawkeye era davanti a lui. Distante di soli pochi metri. Gli sorrideva.
Roy Mustang non riusciva a contenere la sua felicità.
“Sei viva!! Non ci posso credere!” pensava.
Le corse incontro e la abbracciò. Le era mancata e pensare di aver perso una compagna del genere l’aveva fatto stare malissimo.
La strinse forte a se.
Ma in quel momento il suo corpo perse consistenza: la sua figura si fece sempre più trasparente e inconsistente, tanto che si sgretolò davanti a lui.
E poi sparì.
Roy aprì gli occhi, affannato.
Era stato un sogno. Uno stupido sogno.
“Dannazione” sussurrò a se stesso digrignando i denti. Eppure gli era sembrato così reale.
Si alzò dal letto e guardò fuori dalla finestra: il sole non era ancora spuntato, ma non era più notte fonda; il cielo stava iniziando a schiarirsi.
Decise di prepararsi per uscire e di non dare peso a quel sogno. Anche se non ci riuscì.

Nel freddo di una tempesta di neve, due figure vestite con lunghi cappotti pesanti camminavano annaspando nella neve.
“Secondo i miei calcoli dovremmo essere quasi arrivati, Aisling” disse uno dei due.
“Lo spero, tenente Falman!” rispose l’altra affannata.
Il suo fisico non era fatto per quel tipo di fatiche, era troppo gracile.
“Guarda davanti a te. Ormai si intravede la fortezza di Briggs!” esclamò poco dopo il neo-tenente.
Ad Aisling venne voglia di correre, ma la neve le dava abbastanza problemi anche solo a camminare.
“Per fortuna!!” sospirò lei. “Per lo meno tra poco potremo riscaldarci un po’!”

Demyx e Vexen si stavano riposando in cima alla fortezza di Briggs. Dovevano ammetterlo: quegli uomini nordici ci sapevano davvero fare nel combattimento. Ma ormai erano stanchi. Vexen era convinto che sarebbe trascorso ancora poco tempo, poi sarebbero riusciti a prendere tutti i cuori che c’erano nella fortezza. Un bel bottino che avrebbero portato a Xemnas per lo sviluppo di Kingdom Hearts, dato che in quella fortezza c’era addirittura uno dei cuori forti.
“Ma perché doveva mandare proprio me in questo posto?” si lamentava il numero IV. “Il freddo mi fa male! Ho la salute cagionevole, io!”
“Ma tu non dovresti essere abituato al freddo? Il ghiaccio è il tuo elemento!” constatò Demyx.
“Certo che il ghiaccio è il mio elemento! Ma mi vedi? Sono sempre in questo stato! Io sono di salute cagionevole a causa di questo mio potere!!”
“Mah…” si disse il numero IX pensando che il suo compagno era un davvero noioso quando parlava della sua salute.
Il suo sguardo si perse nel panorama innevato.
“Hey! Sembra che stiano arrivando i rinforzi!” esclamò vedendo due figure che avanzavano. “Vuoi andare tu? Così ti riscaldi un po’!”
“Non è che stai chiedendo a me di andare solo perché hai paura di perdere?” gli chiese il vecchio perfidamente.
“Chi? Io? Ma che cosa dici?” mentì spudoratamente Demyx, che in realtà se la stava facendo addosso al solo pensiero di andare a combattere. “Lo faccio solo per te!”
“E sia… Andrò io!” affermò Vexen. “E aspettami prima di tornare ad attaccare la fortezza!”
E così Vexen si avvicinò velocemente ai due militari.

“Stia indietro, signor Falman!” urlò la ragazza appena vide un tizio con un cappotto nero in avvicinamento. Sembrava proprio uno dei tizi che le avevano descritto prima di partire. Non sembrava particolarmente forte, data la sua aria da vecchietto malaticcio, ma sapeva bene che spesso le apparenze ingannano.
“Buongiorno” li salutò. “Mi chiamo Vexen e si da il caso che voi non possiate andare più avanti di così!”
Le gambe di Aisling tremavano. Ma deglutì e si fece forza.
“Mi dispiace contraddirti” gli rispose con la voce più convincente che riusciva. “Ma noi dobbiamo passare! E se non ci farai passare di tua spontanea volontà, allora ti convincerò io, Aisling Leclerc, l’alchimista di vetro, a farci passare!”

“Signore! È successa una cosa davvero terribile!”
La segretaria di Roy era entrata nell’ufficio senza nemmeno bussare, non era un buon segno.
“Mi dica, signorina Claire” rispose l’alchimista di fuoco. “Cos’è successo?”
“Legga qui”
La donna gli porse il giornale del giorno. In prima pagina, il titolo apocalittico lo fece preoccupare non poco. Ma la foto era ancora più preoccupante: raffigurava una donna bionda dagli strani capelli affiancata da… no. Non poteva essere. Eppure era vero. Le fotografie non mentono.
“Signorina Claire” disse in tono serioso. “Vada subito a chiamare Havoc e lo porti qui!”
Detto fatto.
Dopo un paio di minuti Havoc entrò nella stanza nervoso.
“Che è successo?”
“Proprio tu me lo chiedi?” gli rispose Roy. “Eppure dovresti sapere perché ti ho chiamato”
“Non riesco a capire di cosa stia parlando”
“Questo non ti dice niente?”. Gli allungò il giornale.
Non appena il neo-colonnello vide la foto, sbiancò completamente. Lo avvolse la pelle d’oca e cominciò a balbettare.
“Co-come pensa c-che p-possa avere fa-fatto a f-fare u-una cosa del g-genere?”
“Non ne ho idea” rispose francamente il Fuhrer. “Ma tu sei sicuramente il mio unico indiziato. Ti racconterò la mia teoria: ti sei sentito davvero in colpa quando l’altro giorno ti ho fatto notare che è stata davvero una mossa stupida lasciare Riza da sola. E così, venuto a sapere da non so quale fonte, che lei era morta, hai deciso di tentare il tutto per tutto e usare una trasmutazione umana per farla tornare in vita: e così ne hai creato l’homunculus.”
Havoc era talmente bianco da somigliare ad un fantasma.
“Ancora non mi è chiaro come tu abbia fatto ad usare l’alchimia e come tu abbia potuto eludere il principio dello scambio equivalente” continuò il suo superiore. “E finché non troveremo tutte le prove a tuo carico, non ti succederà niente, se non l’essere sollevato dall’incarico di tenente nell’esercito e l’essere sorvegliato 24 ore al giorno. È tutto. Puoi andare”
Roy seguì con gli occhi Jean che usciva distrutto dal suo ufficio. Quella soluzione non gli piaceva affatto. Ma era l’unica a cui era riuscito ad arrivare: nessun altro sarebbe potuto essere così disperato da tentare la trasmutazione umana. Avrebbe fatto iniziare delle indagini. Ma in cuor suo sperava di trovare prove per scagionare Havoc.
La situazione lo stava opprimendo. Non solo questi nuovi nemici, ci mancava solo la ricomparsa degli Homunculus!

Bonus Track »
“Tu no… tu no… tu no…” scandiva Mustang passando davanti ai candidati. Era la sua prima selezione per aspiranti alchimisti di stato, ma purtroppo nessuno lo convinceva veramente. Nessuno apparte…
Si fermò davanti a una ragazzina, l’unica donna tra quella miriade di candidati. Come aspetto non sembrava avere molte possibilità di sopravvivere in uno scontro serio, eppure aveva superato tutte le prove col massimo dei voti. Sfogliò la cartelletta finché non arrivò alla scheda della ragazzina. Riconobbe nella foto i capelli castani che le arrivavano leggermente sopra le spalle e i grandi occhi verdi.
“Sei tu Aisling Leclerc, giusto?” le chiese.
“Sì, sono io” rispose la ragazza con una vocina timida arrossendo un poco.
“Bene. Sei l’unica promossa” le disse lui. “Ma ora…” continuò cambiando tono di voce da serio ad amichevole. “…che ne dici di andare a prenderci un the insieme? Offro io!”
Prima che la ragazzina potesse rispondere (cosa che probabilmente non avrebbe neppure fatto, dato che era diventata paonazza in viso), qualcosa colpì forte la testa del comandante supremo.
Riza Hawkeye sorrise soddisfatta tenendo in mano la sua calibro 9. Roy Mustang era a terra che si massaggiava la testa. Si era scordato di averla di fianco.
“Auch!” si lamentò lui.
“Mi spiace usare questi metodi bruschi con lei, generale” gli disse lei. “Ma non posso permettere che lei tratti così le reclute. Le spaventa, lo sa?”
“Ma io volevo solo…” tentò di scusarsi, massaggiandosi la testa.
“Benvenuta nell’esercito” lo interruppe Riza rivolgendosi ad Aisling, disinteressata alle scuse del ex-colonnello. “Se hai bisogno di aiuto chiedi a me e non a lui” continuò imperterrita, beccandosi pure un’occhiataccia da Mustang. Estrasse un orologio d’argento dalla tasca e lo porse alla ragazza. “Ora sei un’alchimista di stato e avrai il titolo di ‘alchimista di vetro’”
“Ne sono onorata, generale” rispose la castana, facendo un leggero inchino.
“Puoi andare” le disse Riza sorridendole.
Poi quest’ultima si voltò e si diresse decisa verso la porta, trascinandosi dietro Roy che si ribellava.
Da quel giorno Aisling Leclerc è un alchimista di stato.

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Capitolo 6: Run for safeness

Una gummyship atterrò dolcemente nella periferia di South city.
Due strani soggetti, vagamente somiglianti ad un papero di dimensioni spropositate e ad un cane spastico, scesero dall’astronave. Il posto sembrava deserto.
“Chissà se Sora e gli altri sono già arrivati” disse Pippo.
“Io penso di sì” rispose Paperino, non potendo certo immaginare ciò che era successo ai tre ragazzi.
“Yuk! Bene” aggiunse Pippo. “Ora dobbiamo solo cercarli!”
“Sì, è una parola! Hai visto quanto è grosso questo pianeta? Non sarà certo una cosa facile!”
“Beh, prima partiamo e prima li troviamo!”
Paperino sospirò. Anche quello era vero. E così iniziarono a girovagare per la città.
Dopo circa una mezza oretta, ebbero la fortuna (?) di incontrare qualcuno. Era una truppa di soldati di Amestris. Li squadravano in uno strano modo, come disgustati (e si può intuire il perché).
“Catturateli, sono sicuramente chimere!” urlò quello che sembrava essere il loro capo.
“Non ho idea di ciò che stiano dicendo, ma…” iniziò Paperino.
“Neanche io, però forse la cosa migliore è…” continuò Pippo.
“SCAPPARE!!!” esclamarono entrambi in coro iniziando a correre.
Corsero attraverso gli stretti vicoli, guardandosi sempre alle spalle. E fu proprio perché non guardavano avanti che si scontrarono con un altro gruppo di persone. Anche se “persone” non è proprio la definizione adatta dato che si trattava di una coppia di cui un membro era la bionda nessuno Larxene e l’altra ciò che Roy Mustang aveva determinato come l’homunculus derivante dal corpo di Riza.
I soldati che stavano inseguendo Paperino e Pippo si spaventarono alla sola vista delle due e scapparono a nascondersi urlando “Aiuto!! La donna che fulmina la gente e l’homunculus del generale Hawkeye!!”
“Homunculus…” bofonchiò Larxene. “Certo che in questo posto avete uno strano modo di chiamare gli Heartless!”. Poi si voltò verso Paperino e Pippo. “E guarda che sorpresa! Gli scagnozzi del re topo amici del marmocchio con la chiave!”
Paperino e Pippo richiamarono rispettivamente il proprio scettro e il proprio scudo.
“Immagino che vogliate combattere contro di me, ma non siete alla mia altezza, per questo me ne vado e vi lascio divertire con l’heartless del caro generale. Per due tipi come voi basta e avanza lei!”
E così sparì in un varco oscuro.

Il varco oscuro portò Larxene dritta nel Mondo che Non Esiste. Fece un sorrisetto sghembo, soddisfatta. Quei due non ce l’avrebbero fatta, poteva stare tranquilla e andarsene nella sua stanza a riposare.
“Non so se ti convenga davvero sorridere, mia cara Larxene!”
Ecco che arrivava Luxord a rompere, come al solito.
“Perché non dovrei farlo? Sono riuscita a sconfiggere uno dei cuori forti e ne ho fatto un heartless, che ora sto usando per dare una bella lezione a quel papero e quel cane geneticamente modificati.”
“Mi spiace deluderti, ma parte del tuo discorso è del tutto scorretto”
“E sarebbe?”
“Non hai sconfitto il cuore forte”
“Cosa?!? E allora, secondo te, come ho fatto a rendere quella tizia un heartless?”
“Non ne ho la più pallida idea” ammise Luxord. “Fatto sta che il suo cuore non ha raggiunto Kingdom Hearts”
“È impossibile!” sbottò la bionda. “Andrò a controllare personalmente!”
Così raggiunse a grandi passi la terrazza in cima al castello, dove incontrò anche Zexion.
“Come sarebbe a dire che il cuore forte che ho sconfitto non è arrivato fin qui?” domandò lei volendo spiegazioni dal numero VI.
“Stiamo facendo delle ricerche” rispose lui impassibile. “Ma a quanto sembra quel cuore non è nemmeno uscito da quel pianeta”
“E quindi dov’è precisamente?” chiese la numero XII, mentre nella sua mente si formava già un piano per andarlo a recuperare.
“Questo ancora non lo sappiamo, stiamo cercando attinenza con episodi analoghi, ma ancora non ne abbiamo trovato nemmeno uno”
Lo sguardo della bionda si fece estremamente truce. “Faresti meglio a scoprirne qualcuno presto”.
E detto questo sparì nuovamente attraverso un varco oscuro.

“Oh… finalmente ho davanti un’alchimista! Ne avevo sentito parlare, ma non ne avevo mai visto uno dal vivo!” commentò Vexen.
“Beh, allora sarà il primo e l’ultimo che vedrà!” gli rispose Aisling con la voce ancora un po’ tremolante. Non ci riusciva. Tutti gli alchimisti che aveva conosciuto facevano gli sbruffoni davanti ai nemici come se niente fosse: lei proprio non ce la faceva. A volte pensava di non essere tagliata per fare l’alchimista.
“Ah, sì? Questo è ancora tutto da vedere!” disse il numero IV lanciando tre pezzetti di ghiaccio in direzione della ragazza.
Lei li schivò agilmente e estrasse dalla tasca destra dei pantaloni un martelletto di legno.
“Quella sarebbe la tua arma?” chiese il nessuno scettico. “Non vedo come tu possa attaccarmi con quel cosino”
“Fai male a sottovalutarmi” disse lei. “Non ti sei chiesto perché mi chiamano Alchimista di vetro?”
E detto questo aprì una scatolina piatta attaccata ad uno dei passanti dei suoi pantaloni. Poi premette una faccia del martelletto sul contenuto e partì all’attacco. Sulla faccia in questione si era colorato un cerchio alchemico.
Si riparò dietro ad un masso, sul quale premette la faccia del martello col cerchio alchemico, lasciandone il segno, come fosse un timbro. In quel momento entrò in funzione l’alchimia: la roccia si trasmutò in vetro e Aisling non perse nemmeno un secondo, colpendolo con tutta la forza che aveva e lanciando schegge verso il suo avversario.
Vexen la guardò stupefatto. E così era questo il potere dell’Alchimia. Ma fortunatamente richiamò in tempo il suo scudo e riuscì a parare la pioggia di vetro a lui indirizzata.
“Non saranno certo questi trucchetti ad impedirmi di ammazzarti” commentò.
Aisling guardò Falman e gli urlò.
“Signor Falman! Vada avanti e si metta in salvo nella fortezza di Briggs! Ce la farò! Non si preoccupi!”
Sulle prime, l’uomo rimase leggermente stordito dalla richiesta, ma poi iniziò a correre.
“E tu pensi che ti lascerò scappare?” chiese Vexen ironicamente e spostandosi lateralmente per intralciare il percorso del tenente. Troppo tardi. Aisling aveva trasmutato una scia di neve, tra cui quella sotto i piedi del nessuno, in vetro, facendolo scivolare e facendolo atterrare con la faccia nella neve.
“La tua avversaria sono io”
E in quel modo Falman si mise in salvo.

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Capitolo 7: Presentations and Examinations

Winry non era riuscita a dimenticare l’apparizione. E come avrebbe potuto? Quell’episodio e la notizia dell’homunculus del generale Hawkeye (che era arrivata anche a Resembool) non le davano pace. Possibile che gli homunculus stessero ritornando all’attacco? E con questi pensieri era di nuovo appoggiata sulla staccionata davanti all’officina, aspettando chiarimenti, non sapendo bene da dove.
Forse non un chiarimento, ma qualcosa di molto più importante le stava arrivando: e quel qualcosa stava cadendo dal cielo, come un meteorite. Fece appena in tempo ad accorgersene e ad scappare dal punto di atterraggio per non essere schiacciata.
L’onda d’urto fu forte e dovette ripararsi con una mano per evitare che la polvere le finisse negli occhi.
“Che è successo?” gridò la zia Pinako uscendo al sentire tutto quel baccano.
Entrambe rimasero stupite. Era uno strano aggeggio, che si aprì in un punto. Si sentivano alcune voci dall’interno.
“Sora, i tuoi atterraggi sono sempre un disastro!”
“Ma piantatela!! Siete voi che mi volete far guidare, quindi è colpa vostra!”
“Non litigate! Almeno siamo arrivati a destinazione, no?”
Winry ebbe uno scatto. Quella voce. Era Al: non c’era dubbio! Aveva sognato molte notti la sua voce e quella di suo fratello, sperando che tornassero presto. Ed ora…
Non riuscì a controllarsi.
“Al!! Al!! Sei tu, Al?” urlò correndo verso la gummyship.
La faccia di Alphonse sbucò dal portellone, cambiando la sua espressione da incuriosita a stupita.
Anche lui le corse incontro.
Si abbracciarono fraternamente, contenti di essersi finalmente ritrovati.
“Che bello! Sei davvero tu!” disse Winry trattenendo a stento la commozione. “Ma Ed dov’è?”
“Sono qui!” rispose lui reggendosi alle porte dell’astronave. “Venite a darmi una mano! Queste protesi terrestri fanno davvero schifo!”
“Ed!” gridò la ragazza andando ad abbracciare anche lui. Lanciò un occhiata alle protesi. “Hai proprio ragione, Ed. Queste protesi sono davvero fatte male: non si adattano affatto al tuo corpo! Aspetta qui! Dovrei averne qualcuna perfetta per te dentro!”
E in un momento scomparve dietro la porta dell’officina.
I tre keyblader si guardarono con sguardo interrogativo. Gli Elric se ne accorsero.
“Non vi preoccupate. Winry è fatta così! Appena vede un automail malmesso non può fare a meno di aggiustarlo o sostituirlo!” spiegò Al.
Quando la ragazza tornò fuori portava una cassetta degli attrezzi in una mano e una valigetta nell’altra.
“Siediti!” ordinò a Ed. Lui ubbidì e lei estrasse dalla valigetta due automail nuovi di zecca. “Su! Raccontatemi qualcosa!” chiese mentre montava le nuove protesi ad Edward. “Come avete fatto a tornare qui? E chi sono questi ragazzini?”
I ragazzi raccontarono tutto per filo e per segno, dal loro incontro con Sora, Riku e Kairi fino alla partenza con la gummiship.
“Che strana macchina…” commentò la bionda sulla navicella. “Voglio capire come funziona!”
“Sisi… forse un'altra volta…” rispose vagamente Ed. “Piuttosto, è successo qualcosa di strano in nostra assenza?”
La Rockbell smise per un attimo di armeggiare con la chiave inglese.
“Purtroppo sì” intervenne Pinako, che fino a quel momento era rimasta in disparte, allungando un giornale verso Al.
“Non è possibile!” commentò il minore degli Elric mentre leggeva.

“Che dici? Secondo te ce le facciamo?” chiese Paperino al suo compagno una volta che Larxene se ne fu andata.
“Ma certo!” rispose Pippo allegramente. Proprio in quel momento l’heartless di Riza Hawkeye iniziò a sparare proiettili a raffica.
I due si ripararono dietro lo scudo di Pippo, sul quale rimasero leggeri solchi.
“Non ho mai visto una cosa del genere, yuk!” commentò il cane. “Se continua così il mio scudo diventerà inservibile!”
“Dobbiamo inventarci qualcosa per fermare quel proiettili!” disse l’altro. “Tu proteggimi, mentre penso alla magia da utilizzare!”
“Va bene, ma non durerò a lungo, yuk!”
L’heartless sparava e sparava. Era impensabile pensare di avvicinarsi senza venir colpiti. L’unica era pensare con la magia. Tuono? No, l’avrebbe scansata in un momento. Ghiaccio? Era una magia da usare a breve distanza, inutilizzabile in quella situazione. Fuoco? Ma sì, fuoco! Oltre ad essere una magia a lunga distanza e difficile da scansare, quell’heartless utilizzava proiettili simili a quelli di un fucile e probabilmente utilizzava polvere da sparo. Se le sue supposizioni erano esatte avrebbe fatto un bel botto!
Paperino sbucò allo scoperto.
“Fire!!” esclamò per invocare la magia. Per fortuna andò tutto come previsto: la magia colpì in pieno quell’essere divorato dentro dall’oscurità che esplose in mille pezzi.
Un cuore nero con riflessi violacei cominciò a salire verso il cielo per poi sparire in un baleno.
“Abbiamo fatto il loro gioco” commentò atono Pippo.
“Già, ma che altro avremmo potuto fare?”
“Nulla, assolutamente nulla”

“Devo parlare assolutamente col generale!” urlava Falman, ormai senza voce. “C’è un’alchimista in pericolo là fuori!”
“Spiacente, ma il generale è impegnato a far fronte a quegli strani omini fatti d’acqua che ci attaccano” gli rispondevano i soldati uno dopo l’altro.
L’obiettivo di Falman era, per lo meno, quello di farsi ascoltare dal generale. Non si sarebbe arreso finché non l’avesse fatto e perciò avanzava imperterrito verso l’ingresso. Ma tutti quei soldati gli bloccavano la strada.
“Sentite! È un affare di estrema importanza! Volete davvero avere una giovane alchimista sulla coscienza?” insisteva l’uomo dai capelli grigi e neri.
“Certo che no!” rispose una voce proveniente dal tetto della fortezza di Briggs.
Una donna alta, in uniforme, con lunghi capelli biondi e un fioretto in mano si era affacciata dalla ringhiera. Il suo sguardo era serio e guardava il tenente gelidamente. “Ma come faccio a sapere che non è uno di quei trucchetti di questi nuovi nemici o di Drachma?”
“Cosa ne so, io?” rispose Falman di getto. “Sono io, il tenente Falman! Sono stato tre mesi qui, un anno e mezzo fa!”
“Se sei davvero Falman e non qualcuno che si finge lui per beffarsi di noi, dimmi una cosa. Come si chiama il mio fedele sottoposto, quello che ha un automail al posto del braccio?” chiese glaciale la regina delle nevi.
“Buccaner! Si chiama Buccaner, signora!” rispose Falman deciso.
“Bene” commentò atona lei. “Vorrà dire che ti accompagnerò personalmente a salvare quella ragazza!”. Poi si voltò e gridò un ordine, perentoria “Buccaner! Lascio a te il comando qui. Mi raccomando, non voglio tornare e trovarvi tutti morti!”
“Sissignora!” rispose l’omone.
Falman sorrise. Ce l’aveva fatta. Ora aveva i rinforzi per aiutare Aisling.

La sala del consiglio dei nessuno, nel Mondo che Non Esiste era al gran completo.
"Vi ho qui riuniti per una grande notizia” annunciò Xemnas, il Superiore.
Si levò un bisbiglio. Ognuno chiedeva al proprio compagno cosa ne pensava e c’era addirittura qualcuno che stava invitando gli altri a scommettere (Luxord, ovviamente). Solo Larxene era stranamente zitta, ma in compenso aveva il suo inquietante ghigno sulla faccia.
“Sono lieto di potervi comunicare che un nuovo membro si è unito alla nostra Organizzazione” continuò. Dopodiché fece un gesto come per indicare a qualcuno di entrare. E infatti dalla piccola porta si fece avanti una figura in uniforme nera col cappuccio alzato.
“Ecco a voi il numero XXI della nostra Organizzazione: Xizar, l’acuta cecchina”

Edited by Laxirya - 15/10/2009, 22:51

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Capitolo 8: Together Again

Paperino e Pippo, conclusa la battaglia, si sedettero a terra, esausti.
“Cura!” invocò il papero. I due ripresero energia.
“Hey voi due!” li chiamò qualcuno alle loro spalle. I due si voltarono: a parlare con loro era stato un soldato. Improvvisamente ricordarono la fuga che avevano compiuto prima della battaglia. Con molta probabilità era venuta per loro l’ora del secondo Round.
“No, fermi! Non vogliamo farvi del male! Io sono il tenente colonnello Kain Fury” si presentò. “Volevo solo ringraziarvi per quel che avete fatto. Avete sconfitto da soli quell’homunculus! Non so proprio come potremmo ringraziarvi!”
Paperino e Pippo si guardarono increduli.
“Per questo, sempre se volete, potremmo portarvi a Central City per presentarvi al comandante supremo! Lui saprà sicuramente come ricompensarvi per questa vostra impresa” continuò Fury. “Dopotutto quella non era più la Riza che tutti noi conoscevamo” commentò poi, abbassando gli occhi.
“Conoscevi quella donna?” chiese Pippo.
“Sì, ma una volta ridotta in quello stato non ritornerà mai più come prima. Avrebbe dovuto saperlo anche Havoc: ma allora perché ha provato la trasmutazione umana?”
“Non sono riuscito a capire totalmente il tuo discorso” commentò Paperino, poi. “So solo che su una cosa hai ragione: da quello stato non si torna più indietro”
“Già. Gli homunculus non sono umani”
“Homunculus? Quella era un heartless”
“Heartless?”
“Sì, sono esseri che hanno perso il cuore e si sono abbandonati all’oscurità. Forse quelli che voi chiamate Homunculus sono semplicemente particolari tipi di Heartless”
“E quindi voi mi dite che non è possibile tornare ad essere semplici esseri umani dopo essere diventati Heartless?”
“No. Solo uno c’è riuscito, ma solo perché il suo cuore era sopravvissuto” disse Pippo. “E in questo momento lo stiamo cercando, dovrebbe essere in questo mond…”
Paperino gli tappò la bocca. Ma cosa gli saltava in mente? Parlare di mondi era proibito per la sopravvivenza pacifica tra essi.
“In questo stato” corresse, appunto, il papero. “E se andiamo nella capitale avremo più possibilità di trovarlo. Per questo vi seguiremo fino a Central City”

Ed, Al, Sora, Kairi e Riku, accompagnati da Winry avevano preso il primo treno diretto a Central City.
Prima, però, avevano avuto un inconveniente. Come pagare i vari biglietti?
Ed e Al non possedevano più nemmeno una moneta bucata, mentre i keyblader possedevano un tipo di soldi alquanto strano, chiamato munny, che, in quello stano pianeta, non valevano proprio un fico secco. L’unica ad avere soldi validi era ovviamente Winry, che però non ne aveva abbastanza per tutti e 6. Fortunatamente Ed ricordò di essere ancora l’orologio d’argento degli alchimisti di stato e che avrebbe potuto usare per ottenere uno sconto. In questo modo si imbarcarono.
“Ma con quella vostra strana astronave non avremmo fatto prima?” chiese scocciato Ed dopo qualche ora di viaggio.
“No” rispose Riku. “La prima volta che si arriva con la gummiship su un nuovo pianeta, si atterra in modo assolutamente casuale. Poi, ogni volta che si torna si può atterrare solo in posti già visitati”
“Che macchina fantastica!!” commentò Winry con gli occhi che le brillavano. “Voglio esaminarla!! Vi prego!!”
“Quando saremo arrivati a Central City e avremo parlato col colonn… hem, volevo dire, col comandante supremo, potrai farlo!” le disse Ed, più che altro per zittirla.
“Si comunica ai gentili signori viaggiatori che tra pochi minuti arriveremo alla stazione centrale di Central City” annunciò una voce di donna proveniente da chissà dove.
I sei si prepararono subito a sbarcare. Ed eccoli finalmente davanti all’ingresso della stazione, ad osservare la piazza centrale della città, chiedendosi dove andare.
“Mi ero dimenticata di dirvi che da quando è diventato comandante supremo, Mustang ha cambiato la posizione della sede centrale dell’esercito” esordì Winry.
“E ora che facciamo?” chiese Al preoccupato.
Tutti restarono fermi a pensare per qualche secondo, finché una voce famigliare non li destò.
“Ma… siete voi ragazzi?”
Tutti si voltarono. Una ragazza coi capelli castani corti e due occhiali tondi li guardava stupefatta.
“Shezka!” urlarono Ed, Al e Winry, per poi correre ad abbracciarla.
“Ragazzi! Per fortuna state bene!” disse lei.
Finiti i convenevoli, Ed espose il loro problema a Shezka, la quale fu felice di aiutarli.
“Vi ci porto io da Mustang!” affermò.
Così, tutti contenti, si avviarono dietro di lei.

La battaglia si era protratta per tanto, troppo tempo. Aisling era sfinita, ma anche il suo avversario non sembrava più al massimo della forma. La battaglia era andata avanti a colpi lanciati dal lontano parati da una grazie alle rocce che poi trasformava in proiettili di vetro e dall’altro attraverso lo scudo che sparava schegge di ghiaccio a sua volta.
L’alchimista non ce la faceva più, senza contare che le rocce a sua disposizione erano ancora poche.
“Non ti ha mai detto nessuno che scappare non serve a nulla?” chiese Vexen mentre l’alchimista era riparata dietro uno degli ultimi massi rimasti intatti.
Lo sapeva, certo che lo sapeva! Solo che in quel momento non aveva idee sul da farsi.
Trasformò nuovamente la pietra in vetro e la scagliò contro Vexen, il quale si coprì con lo scudo per proteggersi. Fu proprio in quel momento che le venne l’idea. Difendersi con i propri poteri: ecco qual era la chiave per quella vittoria!
Trasmutò la neve in un’altissima parete di vetro. Vexen la distrusse grazie ai suoi dardi ghiacciati, ma lei, subito, ne trasmutò un’altra, appena più avanti. Il nessuno, impegnato a distruggere le barriere, non si accorse della manovra di avvicinamento di Aisling che, a poco a poco, barriera dopo barriera, era arrivata a quasi un metro di distanza dall’avversario.
Appena fu abbastanza vicina da poter agire, lo fece: distrutta l’ultima parete, si scagliò su Vexen brandendo il martello con due mani, il quale si protesse con lo scudo. E il martello lo colpì in pieno.
In un lampo di luce l’arma da protezione di Vexen si fece di vetro e con un altro colpo di martello si frantumò in mille pezzi.
Vexen venne investito dalle schegge e cadde a terra.
Aisling riprese fiato e sorrise, sicura di avercela fatta, guardando il suo avversario ormai indifeso.
Ma Vexen riaprì gli occhi e si alzò.
“Togliti quel sorrisetto dalla faccia, ti conviene! Non mi hai ancora sconfitto” le intimò.
Il sorriso di Aisling, però, non si spense. Un fioretto trapassò da parte a parte il nessuno, che si accasciò a terra nuovamente e iniziò a scomparire.
“Ora sì” disse una voce gelida.
L’alchimista, stanchissima, cadde sulle ginocchia e perse i sensi, con nella mente l’ultima immagine che i suoi occhi le avevano trasmesso: una donna bionda con un lungo ciuffo e un fioretto insanguinato.

“Ecco. Siamo quasi arrivati” spiegò Fury ai due strani ‘alieni’ prima di voltare l’angolo.
Si ritrovarono in un corridoio lungo, dove, al centro, si trovava una porta dall’aria importante. Doveva essere quella la porta del comandante supremo. Di fronte a loro, invece, spuntando da un altro corridoio, era apparso un gruppetto di sei persone, guidate da una donna coi capelli castani e gli occhiali. Ma quello che più colpì Fury, fu il fatto che nel gruppetto c’erano anche loro: i fratelli Elric, quelli che avevano salvato Amestris circa due anni prima e che appena dopo quell’impresa erano scomparsi.
Preso dall’emozione gli corse incontro, felicissimo, seguito da Paperino e Pippo che avevano notato che anche Sora, Kairi e Riku facevano parte del gruppetto.
Fury si lanciò al collo dei due ragazzi biondi, mentre Paperino e Pippo presero le mani dei keyblader e iniziarono a fare un girotondo, anche se Riku non sembrava molto contento di ciò.
“Come avete fatto a tornare qui?” chiese Fury.
“Ti spiegheremo tutto più tardi” tagliò corto Ed. “Ora dobbiamo vedere Mustang!”
Così si avviarono tutti insieme appassionatamente verso la porta che conduceva nell’ufficio di Roy e bussarono.
Venne ad aprire Claire, la segretaria del fuhrer, che rimase un po’ stupita nel vedere quel gruppo di persone.
“Entrate pure!” disse ricomponendosi e aprendo la porta.

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Capitolo 9: Change Baton

Demyx, dall’alto del tetto della fortezza di Briggs, osservò il ritorno del generale Armstrong, seguita da Falman, il quale teneva in spalla una ragazzina, probabilmente quella che aveva sfidato Vexen.
Impegnato com’era ad attaccare i soldati della fortezza non aveva seguito lo scontro avvenuto poco lontano da lì, tra il ghiaccio e la neve. Era sicuro che il suo compagno ce l’avrebbe fatta… eppure…
Vexen era stato sconfitto da una ragazzina, quella stessa ragazzina che ora sembrava inoffensiva, svenuta. Ma cosa ne sarebbe stato di lui quando si sarebbe ripresa?
Demyx non era fatto per combattere, lo aveva sempre sostenuto. Amava le missioni di ricognizione e non aveva capito perché questa volta avessero dovuto mandare proprio lui a combattere. Insomma… c’era chi se la cavava decisamente meglio. Ora che non c’era più Vexen, però, le cose iniziavano a farsi più complicate. Non ce l’avrebbe mai fatta contro la forza combinata dell’intero esercito di Briggs e di quell’Alchimista.
Soppesò le uniche due alternative rimaste: poteva rimanere lì e morire valorosamente in battaglia oppure tornare nel Mondo che non Esiste e subirsi la ramanzina di Xemnas. E nonostante la ramanzina gli facesse venire i brividi dietro la schiena, scartò subito l’opzione suicidio. Era troppo giovane per morire, specie in un posto freddo come quello!
Richiamò le sue copie d’acqua pizzicando una corda del suo Sitar e aprì un varco oscuro.
“Sayonara, amici!” esclamò ai soldati che fino ad un attimo prima stavano combattendo con le sue creature mentre saltava dentro al varco.

West city non era una città molto grande, non come Central City o East City, almeno. Era, però, una città ricca abitata da persone benestanti. La città era stata costruita a forma di cerchio, con le alte mura che la dividevano dalla campagna e dai paesini circostanti. Esattamente nel centro geometrico della città si trovava uno dei giardini più belli di Amestris e appena al di fuori di questo, la sede militare di West City.
Il Generale di Divisione Alex Luis Armstrong se ne stava proprio lì, ad attendere i risultati dell’indagine sull’uomo incappucciato. Maria Ross entrò nell’ufficio e porse un pacchetto di fogli al generale.
“Ecco ciò che siamo riusciti a scoprire” disse lei.
“Ben fatto” si complimentò lui iniziando a leggere.
Lesse e lesse, finché non arrivò ad una notizia un po’ particolare:
“Alcuni degli interrogati, alla domanda “Pensate che sia successo qualcosa da quando sono iniziati gli attacchi?” hanno risposto che il giardino della città è diventato più verde e rigoglioso, gli alberi più grandi e i fiori più belli. A nostro parere questa è solo una coincidenza…”
L’articolo continuava, va Armstrong aveva letto già abbastanza.
C’era un solo modo per scoprire se era davvero una coincidenza o meno: andare a controllare di persona.
Prese i tirapugni con disegnato il cerchio alchemico e uscì dalla sede militare. Entrò nel giardino e si guardò intorno con fare circospetto.
Fu quando arrivò in uno spiazzo del giardino, al centro del quale c’era una bella fontana di pietra, che Armstrong scorse su un albero proprio la persona che stava cercando: un uomo vestito con un’uniforme nera e scompigliati capelli rosa.
“Era ora che capiste che mi trovavo qui” disse quello saltando giù dalla sua postazione. “Ti stavo aspettando!”
L’unica cosa che fece Armstrong fu quella di togliersi la giacca per rendere visibili gli enormi muscoli pettorali.

“Oh, ma guarda chi è tornato!! Il nanetto d’acciaio e suo fratello!” esclamò Roy Mustang con un ghigno scherzoso sulla faccia. Non avrebbe mai sperato in un loro ritorno, ma ciò migliorava di gran lunga le sue prospettive. Inoltre gli mancava il poter prendere in giro Edward.
“Chi hai chiamato nano minuscolo che non vedi neppure col microscopio?!?” sbraitò il suddetto nanetto d’acciaio arrabbiatissimo.
“Anche io sono contento di rivederti, Acciaio. Specie coi tempi che corrono.”
“Già, abbiamo saputo anche noi” intervenne Al, triste. “Ci dispiace tantissimo per la signorina Hawkeye!”
“Non ditelo a me” ribatté Roy coprendosi la faccia con una mano, per evitare che vedessero la smorfia di tristezza che gli si stava dipingendo sul viso. “Trasformarla in un Homunculus! Ma che cosa aveva per la testa Havoc? Sapeva benissimo cosa sarebbe successo! E in questo modo non ha fatto altro che peggiorare la situazione, dato che ora abbiamo un ulteriore nemico contro cui far fronte!”
“Questo non è esatto” lo interruppe Fury. “Questi due… hem… signori…” disse indicando Paperino e Pippo.”…hanno sconfitto l’homunculus della signorina Hawkeye” fece una breve pausa. “Anche se loro continuano a sostenere che fosse un heartless, o come si chiama…”
“Heartless?!?” esclamarono in coro Sora, Kairi e Riku.
“Ma allora l’Organizzazione XIII c’entra davvero in tutto ciò!” continuò da solo Riku.
“Già” rispose Paperino. ”Abbiamo anche visto una di loro prima di iniziare a combattere, quella bionda coi capelli strani!”
“Fermi tutti!” esclamò Roy, stavolta. “Qualcuno sarebbe così gentile da spiegarmi cosa sono gli heartless, l’Organizzazione e tutto il resto?”
Così Paperino e Pippo spiegarono brevemente ciò che avevano scoperto su Heartless, Nessuno e , soprattutto, Organizzazione.
“Sono un gruppo di nessuno particolarmente forti che hanno conservato la forma umana” spiegò Pippo. “E purtroppo non sappiamo esattamente cos’abbiano in mente, ma senza dubbio è qualcosa di losco!”
“Lo sospettavo” commentò Mustang che, pensieroso, sospirò. “Sono contento di avere finalmente rinforzi” Sorrise. “Non abbiamo ancora risolto la situazione a Est e…”
“Vorresti mandare noi, vero?” intuì Ed.
“Sbagliato!” ribatté il comandante supremo. “Voi rimanete qui a tenere a bada la situazione a Central City. Andrò io nell’Est! È la mia terra e la conosco meglio di voi. E per di più in quel posto c’è quel bastardo che si spaccia per me lasciando cadaveri bruciati per la strada. Non posso permettere che la passi liscia!”
Tutti annuirono.
Ora il piano d’azione era finalmente deciso.

“Hip hip… Hurrà!”
Un grido di giubilo si alzò tra le truppe, nella fortezza di Briggs. Il nemico si era ritirato, non c’era più nulla da temere.
In una stanza dell’infermeria, Aisling Leclerc, l’alchimista di vetro, era seduta sul suo letto. Era ancora debole, ma l’infermiera le aveva dato il permesso di partecipare ai festeggiamenti. Era anche merito suo, dopotutto. L’alchimista, però, aveva promesso di rimanere a letto in modo da non stancarsi troppo. Perciò attorno al suo letto, oltre all’infermiera, erano seduti Vato Falman, il generale Olivier Milla Armstrong e qualche altro soldato di Briggs, tutti con, in mano, un bicchiere di vino stappato per l’occasione. Alzarono il bicchiere insieme e brindarono alla vittoria contro gli uomini in nero.
Dopo aver bevuto un sorso, Aisling si schiarì la voce e parlò: “Generale Armstrong, la devo ringraziare infinitamente per avermi salvato la vita. Non sarei mai sopravvissuta senza il suo aiuto!”
“Non devi ringraziare me” le rispose il generale con voce secca e atona,come sempre. “Se il signor Falman non fosse venuto a chiamarmi, in questo momento saresti ancora la fuori a congelare. Penso che saresti morta ibernata.”
“Grazie davvero anche a lei, signor Falman!” disse lei, allora, voltandosi verso il diretto interessato e sorridendo.
Lui arrossì e le farfugliò qualcosa tipo: “Non c’è di che”
E così tutti scoppiarono a ridere, contenti. E chissà quanto sarebbe durata, ancora, quella pace.

PORT.NF.FMA.KL.EFF.KHC.DD.AL.GR.OKIFF

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Scares the hell
out of me.

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Adozioni

Roy Mustang is my drug

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» MY bitter MOMENTGIN army ;♪ FANfiction
 
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8 replies since 16/4/2009, 14:03
 

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